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Al mondo intero in occasione del Natale
24 dicembre 1948
"Confirma Fratres Tuos "
Gravi ed ad un tempo tenere, come il testamento e il saluto d’addio di un Padre amatissimo, le parole del divin Redentore al suo primo Vicario sulla terra: "Confirma fratres tuos " [1] Conferma i tuoi fratelli! non hanno cessato di risuonare nel Nostro spirito e nel Nostro cuore, dal giorno in cui Egli nel suo imperscrutabile consiglio volle affidare alle Nostre deboli mani il timone della navicella di Pietro.
Parole immortali profondamente scolpite nel più intimo dell’animo Nostro, esse si fanno anche più penetranti ogniqualvolta, nell’esercizio del ministero apostolico, abbiamo da comunicare all’Episcopato e ai fedeli del mondo gl’insegnamenti, le norme e le esortazioni, che il pieno adempimento della missione salvatrice della Chiesa richiede e che, senza pregiudizio della loro immutabilità sostanziale, debbono tuttavia opportunamente adattarsi alle sempre mutevoli circostanze e varietà dei tempi e dei luoghi.
Ma con particolare commozione e intensità proviamo in Noi stessi la forza di quel divino comando in questo momento, in cui per la decima volta indirizziamo il Nostro Messaggio natalizio a voi, diletti figli e figlie dell’universo, — alla fine di un decennio, che, per eventi e rivolgimenti, per travagli e sollecitudini, per amarezze e dolori, non ha l’uguale nei secoli della storia umana.
Quando, nell’ultimo Natale, Noi chiedevamo in questa stessa ricorrenza le vostre preghiere e la vostra collaborazione, Noi esprimevamo l’augurio che l’allora incipiente 1948 fosse per l’Europa e per tutta la società dei popoli, tormentata da tante scissioni, un anno di fervida ricostruzione, l’inizio di un rapido cammino verso una vera pace.
Oggi, al termine di un anno, che si era aperto con tante speranze, la Nostra voce paterna invita di nuovo, voi, spiriti retti e riflessivi, voi, cristiani sinceri, a considerare qual è al presente la condizione della umanità e della cristianità, e qual è il mezzo per avanzare con passo franco e fermo nel sentiero che la dura necessità dei tempi, non meno che la vostra coscienza vi additano.
Chiunque abbia chiaroveggenza, forza morale e il coraggio di guardare, gli occhi negli occhi, la verità, anche se penosa e umiliante, deve ben riconoscere che quest’anno 1948, oggetto, al suo nascere, di alte e ben comprensibili aspettazioni, apparisce oggi, al suo tramonto, come uno di quei punti cruciali, ove la via, che scopriva già liete prospettive, sembra sboccare invece sull’orlo di un precipizio, le cui insidie e i cui pericoli empiono di crescente ansietà tutti i popoli nobili e generosi.
E nondimeno, anzi appunto per ciò, diletti figli e figlie, mentre la pusillanimità comincia ad impadronirsi anche di animi coraggiosi e i dubbi assaliscono gli spiriti più chiari e risoluti, Noi Ci sentiamo più che mai obbligati a corrispondere al divino comando: "Confirma fratres tuos ", e a voi tutti, fino agli ultimi confini del mondo, inviamo, come Nostro saluto natalizio, le parole, con le quali il Profeta annunziava l’opera della redenzione e la definitiva vittoria del regno di Cristo: " Confortate le braccia infiacchite e le ginocchia vacillanti rinfrancate. Dite ai pusillanimi: Coraggio, non temete; ecco il vostro Dio… verrà e vi salverà " [2].
" Duplice Sacro Dovere "
Come successore di colui, a cui fu rivolta la divina promessa: " Io ho pregato per te " [3], Noi ben sappiamo che, quando la lotta con gli spiriti delle tenebre è più dura ed entra in fasi risolutive e, umanamente parlando, inquietanti, tanto più, allora, il Signore è vicino alla sua Chiesa e ai suoi fedeli. Profondamente convinti e consapevoli di questa assistenza divina, Noi ricordiamo a tutti coloro, che si gloriano del nome di cristiani cattolici, un duplice sacro dovere, indispensabile al miglioramento della presente condizione della umana società:
1) Incrollabile fedeltà al patrimonio di verità che il Redentore ha portato al mondo.
2) Coscienzioso adempimento del precetto della giustizia e dell’amore, presupposto necessario per il trionfo sulla terra di un ordine sociale degno del divino Re della pace.
FERVORE DI VITA
I
Noi mancheremmo di gratitudine verso l’Onnipotente, datore di tutte le grazie e consumatore di tutti i beni, se non riconoscessimo che l’anno ormai trascorso, nonostante tutte le ansie e tutti i dolori, fu anche ricco di sante gioie e consolazioni, di felici esperienze e d’incoraggianti successi. Un anno, cioè, nel quale in tutti i popoli e le nazioni, in tutti i paesi e i continenti, la Chiesa ha dato indubitabili e splendidi segni di vita, di forza, di operosità, di resistenza, di rapidi progressi, che non solo avvalorano le più radiose speranze nel campo spirituale, ma anche hanno prodotto visibili frutti nei giganteschi dibattiti, in cui l’umanità si trova coinvolta nella lotta per il suo risanamento e la sua pacificazione.
Una magnifica serie di solennità religiose, di Congressi eucaristici e mariani, d’importanti celebrazioni centenarie e di grandiose adunanze hanno mostrato ad ogni osservatore imparziale che né la guerra, né il dopoguerra, né la tenacia dei nemici di Cristo nei loro propositi disgregatori e distruggitori, sono stati in grado di raggiungere, per disseccarle o contaminarle, le pure sorgenti, a cui la Chiesa attinge da quasi venti secoli la sua forza vitale. Dappertutto nasce e ferve una nuova vita, che, in particolar modo nella gioventù cattolica, si studia di portare le verità del Vangelo e la forza salutifera della sua dottrina in tutti i campi del vivere umano, a vantagio e a salvezza anche di coloro che fino ad ora, con grande proprio danno, avevano chiuso a così benefica azione il loro cuore.
Eroismi sublimi
Le dure prove che la Chiesa ha subite a causa della guerra e del dopoguerra, le perdite dolorose e i gravi danni che l’hanno afflitta, non hanno fatto ehe rendere più confortevole e incoraggiante la sua energia e la sua resistenza; battuta dalle tempeste e dai flutti, essa ha conservato intatta, inviolata, la sua sostanza vitale, e in tutti i popoli, nei quali professare la fede cattolica in realtà equivale a soffrire persecuzioni, si sono trovati e si trovano sempre migliaia di prodi, che, impavidi in mezzo ai sacrifici, alle proscrizioni e ai tormenti, intrepidi dinanzi alle catene e alla morte, non piegano il ginocchio dinanzi al Baal della potenza e della forza [4]. Il gran pubblico ignora il più delle volte i loro nomi; ma essi sono scritti a caratteri indelebili negli annali della Chiesa. È per Noi un dovere di glorificare quei fedeli e quei forti, quegli infaticabili e quei valorosi, quegli eletti e quei benedetti da Dio, a cui le strettezze del tempo presente, i dolori e le lacrime materne della Sposa di Cristo non sono scandalo né stoltezza, ma occasione e stimolo potente a manifestare, non con le parole, ma con gli atti, la rettitudine e il disinteresse dei loro sentimenti, la loro assoluta fedeltà, la generosità sublime del loro cuore. Le parole mancano per riconoscere degnamente, per esaltare meritamente l’eroismo di questi fedelissimi fra i fedeli. Ad ognuno di loro vada l’espressione della Nostra lode e della Nostra gratitudine. Il Signore che ha promesso di ricordarsi dinanzi al suo Padre celeste di coloro che lo hanno confessato dinanzi agli uomini [5], sarà la loro eterna ricompensa.
Dolorosi naufragi
Tuttavia, se la costanza e la fermezza di tanti fratelli nella fede sono per Noi fonte di letizia e di santa fierezza, non possiamo sottrarCi all’obbligo di menzionare anche coloro, i cui pensieri e i cui sentimenti portano l’impronta dello spirito e delle difficoltà dell’ora. Quanti hanno sofferto detrimento od anche hanno naufragato nella fede e nella stessa credenza in Dio! Quanti, intossicati da un’aura di laicismo o di ostilità verso la Chiesa, hanno perduto la freschezza e la serenità di una fede, che era stata finora il sostegno e la luce della loro vita! Altri, bruscamente sradicati e strappati dal suolo nativo, errano alla ventura, esposti, specialmente i giovani, a un decadimento spirituale e morale, di cui non si potrebbe abbastanza valutare il pericolo.
L’occhio materno della Chiesa segue quelle anime, temporaneamente perdute o pericolanti, con vigilante amore e con raddoppiata sollecitudine. Essa non si adira. Essa prega. Essa attende: attende il ritorno di quei figli, pensosa di trovare i mezzi atti ad accelerarne l’ora. Per ciò essa non indietreggia dinanzi a nessun sacrificio; nessuna pena è per lei troppo grave a tal fine. Essa è pronta a tutto. A tutto, tranne soltanto una cosa: che non le si chiegga di ottenere il ritorno dei figli da lei separati — sia in tempi passati, sia recentemente — a prezzo di qualsiasi menomazione od offuscamento del deposito della fede cristiana affidato alla sua custodia.
Amare separazioni
Un breve chiarimento Ci sembra opportuno riguardo ad alcune aspre affermazioni uscite dalle labbra di taluni dissidenti contro la Chiesa cattolica e il Papato. Il nostro dovere di carità e di amore non rimane certo diminuito né da attacchi né da ingiurie. Noi sappiamo distinguere fra i popoli, spesso privi di libertà, e i metodi che li reggono. Noi conosciamo la servile dipendenza che alcuni rappresentanti della confessione chiamata " ortodossa " manifestano verso una concezione, il cui scopo finale, ripetutamente proclamato, è la esclusione di ogni religione cristiana. Noi non ignoriamo l’amaro cammino che debbono percorrere molti dei Nostri diletti figli e figlie, cui un aperto sistema di violenza ha spinti a separarsi formalmente dalla Madre Chiesa, alla quale li univano le loro più intime convinzioni. Con cuore commosso ammiriamo l’eroica fermezza degli uni; con profondo dolore e non scemato amore paterno vediamo le angosce spirituali di altri, la cui esteriore forza di resistenza ha ceduto sotto l’eccesso di una ingiusta pressione ed ha esternamente subito una separazione, che il loro cuore aborrisce e la loro coscienza riprova.
II
IL CRISTIANO CATTOLICO NEL TRAVAGLIATO MONDO MODERNO
La fedeltà del cristiano cattolico al divino patrimonio di verità, lasciato da Cristo al magistero della Chiesa, non lo condanna in nessun modo — come non pochi credono o mostrano di credere — ad una diffidente riserva o ad una fredda indifferenza di fronte ai gravi ed urgenti doveri dell’ora presente.
Al contrario; lo spirito e l’esempio del Signore, che venne per cercare e salvare ciò che era perduto; il precetto dell’amore, e in generale il senso sociale che irradia dalla buona novella; la storia della Chiesa, che dimostra come essa è stata sempre il più fermo e costante sostegno di tutte le forze del bene e della pace; gl’insegnamenti e le esortazioni dei Romani Pontefici, specialmente nel corso degli ultimi decenni, sulla condotta dei cristiani verso i loro simili, la società e lo Stato; — tutto ciò proclama l’obbligo del credente di occuparsi, secondo la sua condizione e le sue possibilità, con disinteresse e coraggio, delle questioni che un mondo travagliato ed agitato deve risolvere nel campo della giustizia sociale, non meno che nell’ordine internazionale del diritto e della pace.
Un cristiano convinto non può confinarsi in un comodo o egoistico "isolazionismo ", quando è testimonio dei bisogni e delle miserie dei suoi fratelli; quando giungono a lui le implorazioni di soccorso degli economicamente deboli; quando conosce le aspirazioni delle classi lavoratrici verso più normali e giuste condizioni di vita; quando è consapevole degli abusi di una concezione economica, che pone il danaro al di sopra degli obblighi sociali; quando non ignora i traviamenti di un intransigente nazionalismo, che nega o conculca la solidarietà fra i singoli popoli, solidarietà la quale impone a ciascuno molteplici doveri verso la grande famiglia delle Nazioni.
La comunità dei popoli
La dottrina cattolica sullo Stato e la società civile si è sempre fondata sul principio che secondo la volontà divina i popoli formano insieme una comunità avente scopo e doveri comuni. Anche in un tempo nel quale la proclamazione di questo principio e delle sue conseguenze pratiche sollevava fiere reazioni, la Chiesa ha negato il suo consenso all’erroneo concetto di una sovranità assolutamente autonoma ed esente dagli obblighi sociali.
Il cristiano cattolico, convinto che ogni uomo è il suo prossimo e che ogni popolo è membro, con uguali diritti, della famiglia delle Nazioni, si associa di gran cuore a quei generosi sforzi, i cui primi risultati possono essere ben modesti e le cui manifestazioni urtano spesso in forti opposizioni ed ostacoli, ma che tendono a trar fuori i singoli Stati dalle strettezze di una mentalità egocentrica; mentalità che ha avuto una parte preponderante di responsabilità nei conflitti del passato e che, se non fosse finalmente vinta o almeno frenata, potrebbe condurre a nuove conflagrazioni, forse mortali per la civiltà umana.
L’incubo di una nuova guerra
Giammai dalla cessazione delle ostilità, gli animi non si sono intesi, come oggi, così oppressi dall’incubo di una nuova guerra e dall’ansia della pace. Essi si muovono fra due poli opposti. Alcuni riprendono l’antico detto, non del tutto falso, ma che si presta ad essere frainteso e di cui si è spesso abusato: " si vis pacem, para bellum ": se vuoi la pace, prepara la guerra. Altri credono di trovare la salvezza nella formula: pace a tutti i costi! Ambedue le parti vogliono la pace, ma ambedue la mettono in pericolo; gli uni, perché destano la diffidenza; gli altri, perché incoraggiano la sicurezza di chi prepara l’aggressione. Ambedue quindi compromettono, senza volerlo, la causa della pace, precisamente in un tempo in cui l’umanità, schiacciata sotto il peso degli armamenti, angosciata dalla previsione di nuovi e più gravi conflitti, trema al solo pensiero di una futura catastrofe. Perciò Noi vorremmo brevemente indicare quali sono i caratteri di una vera volontà cristiana di pace.
1) Viene da Dio