torna indietro
Al Cardinale di Santa Romana Chiesa Andrea Ferrari, Arcivescovo di Milano, e agli altri Vescovi della Regione Lombarda.
Diletto Figlio Nostro e Venerabili Fratelli, salute e Apostolica Benedizione.
Nelle profonde amarezze dell’ora presente, non tenue sollievo Ci ha procurato la lettera che voi Ci avete indirizzato collettivamente il 25 dello scorso aprile. Nell’adunarvi, voi tutti che avete il governo delle Chiese della Provincia Lombarda, avete sentito senz’altro che " il Padre non poteva essere assente dal convegno dei fratelli "; pertanto con ardente affetto avete richiamato in mezzo a voi la Nostra presenza, confermando con parole nobilissime la vostra adesione ed il vostro attaccamento, tanto più forti " quanto più nel diuturno sconvolgimento della società i nemici della religione attaccano la suprema autorità da Gesù Cristo affidata a Colui che Iddio costituì Maestro ed Assertore di giustizia ".
Oltre agli inenarrabili orrori di questa guerra, che nella storia universale è senza paragone, e che minaccia di trascinare la misera Europa in fondo all’abisso, grandemente Ci rattrista l’insidiosa e raffinata campagna di calunnie e di odio a cui sono fatte segno la Nostra Persona e l’opera Nostra. Al genere umano bagnato del suo proprio sangue, Noi potremmo coscienziosamente rivolgere le parole della Sacra Scrittura: " Che cosa avrei dovuto fare a vantaggio della mia vigna, e non l’ho fatto? " (Isaia, V, 4).
Scoppiata questa conflagrazione, che, per il bene di tutti, avremmo desiderato fosse evitata, Noi, per quanto fu in Nostro potere, non tralasciammo mai né di fare né di tentare cosa alcuna che potesse lenirne e mitigarne le dolorosissime conseguenze; più di una volta, e specialmente nell’Allocuzione concistoriale che tenemmo al principio dell’anno 1915, ed anche più esplicitamente nell’altra del 4 dicembre dell’anno seguente, Noi riprovammo, come riproviamo di nuovo anche adesso, tutte le violazioni del diritto, dovunque esse siano state perpetrate; ed oltre a ciò, con esortazioni, con pubbliche preghiere, con funzioni espiatorie, con proposte di pace giusta e durevole Ci studiammo di rendere più vicina la fine di questa immane carneficina. Ciò nonostante voi ben conoscete, diletto Figlio Nostro e Venerabili Fratelli, le stolte ed assurde calunnie che in varie e molteplici guise, pubblicamente e clandestinamente, a voce ed in iscritto, si vanno per ogni dove diffondendo. Per le campagne e per i villagi, dove regna una tristezza maggiore e perciò più degna di riguardo e di rispetto, si va dicendo che Noi abbiamo voluto la guerra; nelle città invece si sparge la voce che Noi vogliamo la pace, ma una pace ingiusta, vantaggiosa soltanto per uno dei gruppi belligeranti. Si travisano le Nostre parole, si sospettano i Nostri pensieri e le Nostre intenzioni; e persino al Nostro silenzio, relativo a questo o a quel misfatto, si dà un’interpretazione calunniosa, come se in tanta incertezza di cose e in tanto avvampare di passioni fosse agevole, ed anzi possibile, infliggere condanne singole a dei singoli fatti, i quali, con la condanna da Noi pronunziata in virtù di un generale principio che tutti li abbraccia, sono stati già riprovati tutti quanti, con giudizio certamente più equo.