


2007-1924
Il conto torna,
gli anni no.
La storia ci dà radici
per germogli di futuro.
La speranza è nei giovani
la realtà è negli adulti.
Mille anime e tanti pensieri:
fiducia, fede, sudore passione
Don Bosco ci ha lanciati
E don Bosco ci accoglierà
Chiunque tu sia
Se vuoi un’esperienza di umanità
Sei il Benvenuto. | |
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1690 - Alessandro VIII: Decreto del S. Uffizio del 7 dicembre 1690.
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Decreto del S. Uffizio, 7 dicembre 1690
Dopo la condanna del "lassismo" avversari dei giansenisti raccolsero, soprattutto da tesi e opere di teologi che insegnavano in Belgio, più di duecento proposizioni condannabili e sotto pressione del re Carlo II di Spagna le consegnarono al S. Uffizio. L’esame, iniziato a Roma nel 1682, fu portato a termine nel luglio del 1686. L’emanazione del decreto fu differita di quattro anni forse per facilitare una riconciliazione nella contesa.
Errori dei giansenisti – Proposizioni condannate
- Nello stato della natura decaduta, per il peccato mortale [formale] e per il demerito è sufficiente quella libertà per la quale fu volontario e libero nella sua causa, il peccato originale cioè e la volontà di Adamo che peccava.
- Anche se è data una invincibile ignoranza del diritto naturale, questa, nello stato di natura decaduta, non giustifica dal peccato formale [materiale] colui che opera in base ad essa.
- Non è lecito seguire l’opinione [probabile], o la più probabile fra quelle probabili.
- Cristo ha dato se stesso in oblazione al Padre per noi, non solo per gli eletti, ma per tutti i credenti e solo per loro.
- Pagani, Giudei, eretici e altri di questo genere non ricevono assolutamente nessun influsso da Gesù Cristo: si deduce quindi rettamente da questo che in loro c’è la nuda e inerme volontà, senza nessuna grazia sufficiente.
- La grazia sufficiente, per il nostro stato, non è poi tanto utile, quanto piuttosto dannosa, al punto che dunque noi possiamo meritatamente chiedere: Dalla grazia sufficiente, liberaci o Signore.
- Ogni azione umana deliberata è amore di Dio o amore del mondo: se è di Dio, è amore del Padre; se è del mondo, è concupiscenza della carne, cioè cosa cattiva.
- Il non credente in ogni azione pecca necessariamente.
- Commette veramente peccato colui che ha in odio il peccato soltanto per la sua turpitudine e per la discordanza con la natura, senza nessuna considerazione per Dio offeso.
- L’intenzione con la quale si detesta il male e si persegue il bene soltanto per ottenere la gloria celeste, non è retta e non piace a Dio.
- Tutto ciò che non proviene dalla fede cristiana soprannaturale che opera per l’amore, è peccato.
- Quando nei grandi peccatori manca ogni amore, manca anche la fede: e anche se sembrano credere, questa non è fede divina, ma umana.
- Chiunque serve Dio anche in considerazione del premio eterno, se è stato privo di carità, non è privo di vizio, tutte le volte che opera anche in considerazione della beatitudine.
- Il timore della Geenna non è soprannaturale.
- L’attrizione che è suscitata dalla paura della Geenna e delle pene, senza amore della benevolenza di Dio per se stessa, non è un sentimento buono e soprannaturale.
- Non è stato il governo o la disciplina della chiesa a introdurre la disposizione di premettere la soddisfazione all’assoluzione, ma la stessa legge e prescrizione di Cristo, esigendolo, in un certo qual modo, la natura della cosa.
- In seguito alla prassi di assolvere subito, l’ordinamento della penitenza è stato sovvertito.
- La consuetudine moderna in ordine all’amministrazione del sacramento della penitenza, anche se la sostiene l’autorità di moltissimi uomini e la conferma la lunga durata nel tempo, tuttavia dalla chiesa non è considerata un uso, ma un abuso.
- L’uomo deve fare penitenza per tutta la vita per il peccato originale.
- Le confessioni fatte presso i religiosi, il più delle volte sono sacrileghe o invalide.
- Un parrocchiano può avere il sospetto, riguardo ai religiosi mendicanti che vivono di elemosine pubbliche, che una penitenza o soddisfazione
troppo lieve o incongrua venga imposta in cambio del vantaggio o del profitto di aiuto temporale.
- Debbono essere giudicati sacrileghi quelli che pretendono il diritto di ricevere la comunione prima di aver fatto una degna penitenza delle loro colpe.
- Similmente debbono essere allontanati dalla santa comunione quelli in cui non c’è ancora l’amore di Dio purissimo e libero da ogni commistione.
- L’offerta nel Tempio che è stata fatta dalla beata Vergine Maria nel giorno della sua purificazione con due piccole colombe, una per l’olocausto e l’altra per il peccato, testimonia in modo sufficiente che essa abbisognava di purificazione, e che il figlio che veniva offerto, secondo le parole della legge, era macchiato anche della macchia della madre.
- Non è lecito per un cristiano collocare in chiesa una immagine di Dio Padre [seduto].
- La lode che si porta a Maria in quanto Maria, è vana.
- Un tempo era valido il battesimo dato con questa formula: "Nel nome del Padre, ecc.", tralasciando: "Io ti battezzo".
- E valido il battesimo dato dal ministro che osserva tutto il rito esteriore e la formula del battesimo, anche se nell’intimo del suo cuore afferma a se stesso: "Non intendo (fare) quello che fa la chiesa".
- Vana e ripetutamente contraddetta è l’affermazione relativa all’autorità del pontefice romano sul concilio ecumenico e quella sull’infallibilità nel decidere le questioni di fede.
- Quando si trova una dottrina chiaramente fondata in Agostino, la si può tenere per ferma e insegnare in modo assoluto, senza darsi pensiero di nessuna bolla del pontefice.
- La bolla di Urbano VIII In eminenti è stata ottenuta con l’inganno.
[Censura: Sono condannate e proibite in quanto] rispettivamente temerarie, scandalose, risuonanti male, ingiuriose, prossime all’eresia, in odore di eresia, erronee, scismatiche ed eretiche
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